collective works

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FOLD FLUIDS

2020

 

All’interno della mostra del Museo Novecento di Firenze, ALLAN KAPROW. I will always be a painter - of sorts. Drawings, Paintings, Happenings, Environments (20/02-05/10/2020), a cura di Sergio Risaliti e Barry Rosen, sono previste quattro reinvention di due delle opere più emblematiche dell'artista. Una di queste è stata ideata dagli artisti de La meraviglia

A partire dagli anni Ottanta, Kaprow inizia a riflettere sulle implicazioni metodologiche e intellettuali legate all’esposizione delle sue opere, in particolare degli happening e degli environment. Decide così di dare la possibilità ad altri di reinventare, autorizzando la creazione di nuove versioni dei suoi lavori. Le reinvenzioni si basano sull’acquisizione di una serie di informazioni relative agli happening e agli environment nonché sulla condivisione di alcuni principi di base: la site-specificità, l’impermanenza, l’immediatezza e la messa in dubbio di ogni certezza artistica.


FOLD FLUIDS è la reinvention ideata da Anna Dormio, Davide D’Amelio, Bekhbaatar Enkthur, Esma Ilter, Giulia Poppi, Negar Sh, i sei giovani artisti che nell'anno 2019-2020 hanno svolto una residenza presso la Manifattura Tabacchi di Firenze.
Per tre mesi il pubblico del museo potrà partecipare alla costruzione di una versione di FLUIDS realizzata non più con blocchi di ghiaccio ma con fogli di carta piegati secondo la tecnica degli origami. Nelle mani dei visitatori ciascun foglio si trasforma in un mattone di carta che andrà a costruire un parallelepipedo di 9 x 2,5 metri, rispettando le dimensioni originali della prima versione di FLUIDS.
Nella cultura popolare italiana è consuetudine dire “fare un castello di carta” per alludere ad un’impresa che è destinata a fallire, ma è nel fallimento, nella messa in discussione e nella costante distruzione che si aprono nuove possibilità di riorganizzazione delle strutture, siano esse sociali, economiche o politiche.

In collaborazione con Manifattura Tabacchi

Fold Fluids (2020) Museo Novecento, Firenze
Fold Fluids (2020) Museo Novecento, Firenze

Ph. Leonardo Morfini

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Fold Fluids (2020) Museo Novecento, Firenze
Fold Fluids (2020) Museo Novecento, Firenze

Ph. Leonardo Morfini

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Fold Fluids (2020) Museo Novecento, Firenze
Fold Fluids (2020) Museo Novecento, Firenze

Ph. Leonardo Morfini

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Fold Fluids (2020) Museo Novecento, Firenze
Fold Fluids (2020) Museo Novecento, Firenze

Ph. Leonardo Morfini

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Sei opere collettive de La meraviglia

2019-2020

 

Sei opere collettive realizzate durante La meraviglia (2019-2020) seconda edizione di residenza d'artista a cura di Sergio Risaliti
presso Manifattura Tabacchi. 

Opere realizzate dai sei artisti in residenza Anna Dormio, Davide D'Amelio, Esma Ilter, Giulia Poppi, Negar Sh, Bekhbaatar Enkhtur con: 
Stefania Galegati, Rä Di Martino, Pantani-Surace, Goldschmied&Chiari, Elena Mazzi Robert Pettena.

In gallery le opere collettive in ordine di presentazione:
Untitled (2020); Un-mappable zones for de-colonisation of space and mind (2020); Blue Tobacco (2019/2020); Edelweisse (2019/2020); Raw Fish (2019); Tutto parte dal problema di Esma con il permesso di soggiorno e dalla volontà di risolverlo insieme (2019).

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Untitled

2020
vinile adesivo, audio
Sei elementi di dimensioni variabili

di Anna Dormio, D. D’Amelio, B. Enkhtur, E.Ilter, G. Poppi, N. Sh con Elena Mazzi

© crediti fotografici Ph. Giovanni Savi; Ph. Leonardo Morfini

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50100

2019

 
50100 mappa fronte
50100 mappa fronte

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50100 mappa retro
50100 mappa retro

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50100 mappa fronte
50100 mappa fronte

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50100 (2019) è un progetto nato all’interno de La meraviglia, ideato e curato da Sergio Risaliti.
I sei artisti in residenza hanno riscritto la mappa della città di Firenze, tracciando delle linee soggettive senza un programma preordinato e iscrivendola in un progetto artistico.

Mappa 50100, lavoro collettivo con le opere degli artisti in residenza Anna Dormio, D. D'Amelio, E. Ilter, G. Poppi, N. Sh, B. Enkhtur

testo critico di Sergio Risaliti all'interno della mappa 50100

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Sei opere collettive per In sei atti

2019

 

Il 28 maggio 2019, presso Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea, i venti protagonisti (artisti e non) del progetto hanno presentato al pubblico il lavoro svolto in forma collettiva, attraverso performance condivise e contemporanee. Una “restituzione” forte e consapevole dell’importanza conoscitiva, ma anche politica, del processo di sviluppo di comunità intrapreso: corpi, e non soltanto schermi; voci, e non soltanto “applicazioni”, gesti e non soltanto tecnologie.
 

IN SEI ATTI sono le forme – del vivere, del conoscere, del fare esperienza – che acquisiscono priorità. Il prodotto dell’esperienza formativa mette inevitabilmente in discussione ogni possibile contenuto, identificando proprio nel “niente” l’argomento intorno a cui – ma anche all’interno di cui – lavorare.

Anna Dormio, Francesca Carfeda, Daniela D’amore, Mariateresa De Cristofaro, Luisa De Donato, Carmela De Falco, Giuliana Divino, Giovanni Ferrara, Simona Anna Gentile, Sara Maietta, Viviana Marchiò, Rachele Montoro, Caterina Morigi, Salvatore Pastore, Maria Grazia Piccirillo, Alessandro Piromallo, Noemi Saltalamacchia, Antonia Treccagnoli e Marco Vitale, con la guida di Cesare Pietroiusti artista e ideatore del progetto, daranno vita ad un macro-lavoro unico diviso in più atti.
 

Sei + Uno sono i momenti di grammatica comune derivata dai micro-compromessi della condivisione. Uno (Carte da Giogo); Due (Scala 1:1); Tre (Discorso sul niente o dell’impossibile dirsi del nulla); Quattro (Cavità); Cinque (We are too sad to tell you); Sei (Manifesto del non fatto) e In sei atti – Contributi (autopubblicazione) sono le congiunture di autorialità condivisa messe in scena in luoghi significativi di Casa Morra, diversi modi per vivere la comunità (data dalla somma dei partecipanti al progetto) negli spazi in cui la comunità è stata esperita.
 

Muoversi, parlare, compiere azioni più o meno complesse, giocare: tutto ciò si realizzerà avendo in mente che si sta “lavorando” non soltanto CON ma anche PER gli altri.

E cosa significa “lavorare”? Fare, o dire, niente non è pur sempre un fare?

Forse, alla fine, non abbiamo fatti; ma soltanto cose che si stanno facendo.

MG_1780.jpg

IN SEI ATTI, Uno
(Carte da Giogo)

Estraneazione come azione di disaccordo/rifiuto da ciò che viene imposto, raggiungendo uno stadio di piacere e coesione con l'Io negato dalle strutture sociali. La performance consiste in un torneo di Burraco limitato a quattro soli componenti, i quali in coppia si sfidano per otto ore, mentre il quotidiano continua a svolgersi regolarmente. Affermare il concetto di alienazione ​con un atteggiamento ludico, è l'intenzione di questo atto, spiegare tramite il suo paradosso (ovvero il gioco) una condizione oppressiva.

Entreranno a ​"giogare" ​vari fattori già provati in precedenza, quali la competizione, la "guerra alla sopravvivenza", il crearsi un rifugio astratto nel quale estraniarsi e trovare il proprio spazio/luogo.
Potrebbe non essere un piacere, anzi, l'obbligo a stare isolati dal contesto sociale potrebbe avere una sola conseguenza, il delirio; quella coesione con l'Io negato non è una negazione positiva bensì in quel gesto di astenersi dalla realtà trovando come escamotage il gioco, che è l'affermazione del Nulla.